Telelavoro, Smart Working, Giochi e Streaming, Digital Divide: con l’isolamento in casa imposto è aumentato moltissimo il traffico dati sulle infrastrutture, ma il sistema sta reggendo bene.

L’aumento del traffico sulla rete è un tema che gli operatori del settore telecomunicazioni stanno affrontando da tempo ma, fino ad ora, era un trend di crescita. Ora, complice l’isolamento imposto per il Covid-19, in un paio di giorni si è registrato un aumento pari, se non superiore, a quello che si registra in oltre un anno.

Sono dati rilevati da FastWeb nei giorni scorsi: un aumento di circa 30%, una “crescita che di solito si registra lungo un anno intero”, spiega il cto Andrea Lasagna.

Quali sono le cause?

“A partire da martedì – afferma Lasagna – abbiamo rilevato un aumento del traffico”. L’impennata di martedì è stata una combinazione di fattori. Da una parte la progressiva estensione della quarantena, dall’altra il rilascio di un titolo molto atteso dai videogiocatori, Call of Duty Warzone, che ha consumato parecchia banda. Ma non è stato un episodio. “Nei giorni e nelle ore successive, il traffico è calato ma resta molto sostenuto”, con picchi “attorno ai 3 terabyte al secondo”. Cioè con un incremento che resta oltre il 20% rispetto alle settimane precedenti. “È qualcosa di eccezionale”.

Evidentemente c’entra anche il lavoro da casa ma questo non è un problema. La composizione del traffico ci dice molto e ci dice, ad esempio, che l’incremento del traffico per il lavoro, nella fascia fino alle 18, non è molto marcato. Segno che le connessioni per questa finalità, anche se utilizzando video conferenze o streaming, non impattano molto sulla rete. Molto più marcato l’aumento di traffico dopo tale orario: giochi on line, film, ecc

Telelavoro e digital divide

La rete, quindi, è sotto stress. Tuttavia ha reagito, e sta reagendo bene, adottando le contromisure, come ampliamento della capacità della rete, per far fronte ad ulteriore aumento della richiesta, da parte degli utenti, anche nelle prossime settimane.

Il tema del telelavoro non è quindi un problema di reti e telecomunicazioni, ma un tema di strumenti adeguati ed organizzazione. Ne hanno parlato in molti, dal punto di vista dei limiti culturali nelle aziende, dell’organizzazione delle aziende stesse e del lavoro al loro interno ecc; personalmente credo che, in questo momento di emergenza, l’importante sia poter accedere alle risorse aziendali necessarie per continuare a lavorare, in sicurezza, senza farne, per forza, una questione filosofica: se un dipendente o un collaboratore deve collegarsi da casa alla rete aziendale e trattare file sensibili, ha bisogno di una connessione, ma che sia sicura, ad esempio una VPN.

A tal proposito, i dati di Atlas VPN confermano che nella settimana tra il 9 e il 15 marzo, l’utilizzo di VPN (reti virtuali private) in Italia è più che raddoppiata (+112%). Le VPN servono per offrire una navigazione sicura.

L’auspicio

Si spera quindi che questa situazione di emergenza ci faccia aprire gli occhi su un problema che, prima o poi, potrebbe esplodere: il digital divide appunto!

“La rete che regge è una questione in parte distinta dal divario digitale, che nel Paese resta forte”. Secondo gli ultimi dati dell’Agcom, il 5% delle famiglie non è raggiunta dalla banda larga di rete fissa e una su tre può ambire al massimo a una velocità in download di 30 Mbps. Per Lasagna, “la clausura forzata comporterà un’accelerazione”: “Ha fatto capire che le tlc non sono solo un cavo ma sono abilitatori della trasformazione digitale. E che non si può fare a meno di una connessione casalinga”, che sia per scaricare film o contenuti, giocare on line oppure lavorare.

Dopo l’emergenza ci saranno anche aziende che capiranno come “si possano affrontare tipologie di lavoro in modo differente”. 

Si spera che ciò possa essere la spinta definitiva per colmare il gap che si separa dagli altri competitor internazionali e per raggiungere degli standard adeguati ad un paese come il nostro.

#tuttoandrabene