È di ieri la notizia della possibile istituzione di una “task force” sulle fake news alla quale, come al solito, si è risposto a tifoserie schierate: chi aprioristicamente a favore e chi terroristicamente contro.

Proprio oggi un amico mi segnala di un suo post personale, pubblicato nel suo profilo facebook con privacy limitata agli amici, che viene segnalato, dopo un solo minuto dalla pubblicazione, come “informazione parzialmente falsa”.

Nel post non si riportavano link o altre notizie e si leggeva “Leggo fior di teorici che predicano il verbo per cui sarebbe il 5G ad aver causato la diffusione del Covid-19, con un assortimento di motivazioni, fra cui una delle più gettonate è quella secondo la quale il 5G ridurrebbe le difese immunitarie. Ebbene, a questi illuminati chiedo: come si spiega il fatto che in uno dei paesi fin dall’inizio più colpiti, l’Iran, del 5G ancora non vi sia neanche l’ombra?”.

Vista la velocità di segnalazione è legittimo supporre che il controllo sul contenuto sia avvenuto con sistemi automatizzati.

Guardando alla fonte del controllo, si apprende come i segnalatori di facebook abbiano fondato la loro segnalazione semplicemente sulla base dell’argomento trattato e non su altro

Volendo approfondire maggiormente la metodologia di controllo, si apprende che Facebook si avvale di “fact-checker” “indipendenti” (quanto lo siano sarà da verificare) firmatari del Code of principles dell’Intenational Fact-Checking Network (IFCN), network che fa riferimento al Poynter Istitute, scuola di giornalismo no profit www.poynter.org.

Innumerevoli, a questo punto, sono i dubbi che possono emergere, alla luce di una segnalazione di “falsità” basata su algoritmi, forse non troppo accurati, senza alcuna preventiva segnalazione o richiesta di altri soggetti, con la quale viene tacciata di menzogna una manifestazione di pensiero pubblicata in facebook, il tutto pubblicamente, di fronte ai suoi amici nel suo profilo “ristretto”.

Chi attribuisce il potere di valutazione della “verità” e con quali criteri?

La veridicità ed il principio popperiano di falsificazione che fine fanno?

La critica, la satira, eventuali omissioni in legittime e fondate argomentazioni, come saranno valutate?

Come è valutata l’imparzialità del valutatore? E’ sufficiente la semplice accettazione di un codice comportamentale?

I fact checker, sottoscrittori del codice comportamentale, sono indipendenti ed il loro finanziamento è tracciato e trasparente?

Il problema è sempre il solito, quello del controllo del controllore.

Lavorare maggiormente sulla consapevolezza e sul pensiero critico del destinatario della notizia più che sulla censura porterebbe a risultati ben diversi, altrimenti non si fa altro che ricercare una “verità” etero determinata di Orwelliana memoria.

In fin dei conti il falso è necessario proprio per riconoscere il vero.

Di Stefano Nardini