“Fare squadra”

Il contratto di rete come strumento per vincere la crisi

Per le MPMI aggregarsi diventa un imperativo

Il contratto di rete è stato introdotto dalla Legge n. 122/2010 art.42 comma 2-bis (che modifica la legge n.33/2009), la quale è intervenuta (come spesso accade) a normare una negozialità già in atto tra le imprese, quale riconosciuta espressione di un necessario fenomeno collaborativo.
La rete, infatti, risponde in primo luogo all’esigenza di contrastare gli effetti dei punti di debolezza connessi alla piccola dimensione del sistema imprenditoriale italiano, esigenza divenuta imprescindibile a seguito della crisi economica del 2008, aggravata dalla nota globalizzazione.
E poichè il contesto odierno, creato dalla pandemia da COVID 19 è, a detta degli economisti, ben più grave della crisi del 2008, tanto che il paragone è addirittura con la crisi del 1929, mai come oggi il contratto di rete potrebbe dimostrare la propria efficacia per la ripresa delle MPMI italiane.
Le imprese, finito il lockdown, si troveranno ad affrontare un mercato molto diverso da quello che hanno lasciato, con contrazione della domanda, perdita di quote di mercato, carenza di liquidità e soprattutto maggiori costi derivanti dalla necessità di ottemperare alle misure di contenimento sanitario e di sicurezza dei dipendenti e della clientela.
É già infatti noto che la ripresa delle attività commerciali, industriali, professionali, sarà condizionata all’adempimento di misure di sicurezza e sanificazione dei locali aziendali oltre che dei dispositivi di protezione per i dipendenti.
Oggi più che mai, dunque, le MPMI hanno bisogno di “fare squadra” e il contratto di rete appare tra i più utili ed efficaci.
Esso infatti è un modello di aggregazione caratterizzato dalla collaborazione tra imprese, che consente di accedere ai vantaggi della grande dimensione, quali la maggior competitività e l’innovazione, pur mantenendo le singole identità aziendali.
Inizialmente è stato previsto come accordo di tipo leggero, definito come contratto con il quale “più imprenditori ” vogliono perseguire “lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato ” e “si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa ”.
Con successivi interventi (L. n.134/2012 e L. n.221/2013) il legislatore ha previsto anche una “rete soggetto” ovvero una rete dotata di soggettività giuridica che potrà svolgere attività commerciale operando con una propria partita Iva, e che essendo dotata di una sede sociale ben definita e di un fondo patrimoniale (obbligatorio nel caso di rete soggetto), diventa un vero e proprio centro di imputazione di posizioni giuridiche ed economiche attive e passive.
Anche la platea dei soggetti partecipanti è stata ampliata ricomprendendo il settore agricolo, le associazioni di categoria, ed professionisti che potranno partecipare alle reti anche in forma mista.
Sotto il profilo dei rapporti tra i retisti e delle finalità che si propongono, possiamo poi distinguere reti verticali e reti orizzontali, reti territoriali ed extraterritoriali.
Le reti verticali sono aggregazioni di aziende complementari, spesso incentrate sulla partecipazione di una grande azienda leader, mentre le reti orizzontali costituiscono una alleanza fra imprese concorrenti.
Le reti territoriali incentivano la collaborazione di aziende con sede in uno stesso territorio, mentre quelle extra-territoriali sono dei network che vanno oltre la dimensione locale, con un ulteriore valore aggiunto dato dal mettere in relazione anche aree diverse e lontane.
In tutti i casi, la partecipazione ad una rete è tale da assicurare alle MPMI una significativa crescita alimentata dai processi di apprendimento collettivo interni alla rete, nonché dalle sinergie che le imprese sviluppano e che possono avere un significativo impatto sui costi e sull’innovazione di processo, nonché sulle condizioni di accesso al credito.
Fare rete d’imprese significa quindi:
– semplificare il sistema di relazioni della filiera con il cliente finale,
– ridurre il parco fornitori e i costi di gestione,
– garantire una offerta più completa (di servizi, di prodotti, di fasi di lavorazioni) in una logica di rete trasversale di MPMI: ci si presenta sul mercato con un unico interlocutore capace di soddisfare le richieste più complesse accrescendo il numero dei clienti,
– ottimizzare le risorse e le competenze: la rete permette infatti di condividere servizi e specializzazioni consentendo inoltre di portare avanti azioni comuni suddividendone i costi (es: Ricerca e Sviluppo, fiere internazionali, rete commerciale, ecc..)
– mantenere nello stesso tempo la libertà e l’autonomia della singola azienda.
Il contratto di rete ha un contenuto essenziale predeterminato, all’interno del quale può poi esplicarsi l’autonomia negoziale delle imprese contraenti.
Gli elementi essenziali del contratto sono:
– i dati identificativi delle imprese aderenti, (nome, ditta, ragione o denominazione sociale di ogni soggetto partecipante per originaria sottoscrizione del contratto o per adesione successiva);
– la denominazione e la sede della rete, qualora sia prevista l’istituzione di un fondo patrimoniale comune;
– gli obiettivi strategici di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva dei partecipanti e le modalità concordate con gli stessi per misurare l’avanzamento verso tali obiettivi;
– la definizione di un programma comune di rete, che contenga l’enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascun imprenditore partecipante;
– le modalità di realizzazione dello scopo comune;
– la misura e i criteri di valutazione dei conferimenti iniziali e degli eventuali contributi successivi che ciascuna impresa aderente al contratto di rete si obbliga a versare al fondo, nonché le regole di gestione del fondo medesimo (qualora sia prevista l’istituzione di un fondo patrimoniale comune);
– la durata del contratto, le modalità di adesione di altri imprenditori e, ove pattuite, le cause facoltative di recesso anticipato e le condizioni per l’esercizio del relativo diritto, ferma restando in ogni caso l’applicazione delle regole generali di legge in materia di scioglimento totale o parziale dei contratti plurilaterali con comunione di scopo;
– il nome, la ditta, la ragione o la denominazione sociale del soggetto prescelto per svolgere l’ufficio di organo comune per l’esecuzione del contratto o di una o più parti o fasi di esso, i poteri di gestione e di rappresentanza conferiti a tale soggetto, nonché le regole relative alla sua eventuale sostituzione durante la vigenza del contratto (se il contratto ne prevede l’istituzione);
– le regole per l’assunzione delle decisioni dei partecipanti su ogni materia o aspetto di interesse comune che non rientri nei poteri di gestione conferiti all’organo comune, ove istituito;
– le modalità di assunzione delle decisioni di modifica di detto programma (se l’accordo di rete prevede la modificabilità a maggioranza del relativo programma comune);
– eventuali clausole volte a disciplinare compiutamente la riservatezza delle informazioni;
– eventuali clausole volte a definire le regole di comportamento interne per limitare tutte le possibili occasioni di conflitto e di concorrenza.
A prescindere dall’acquisto della soggettività giuridica, inoltre, la rete di imprese, contrattualmente dotata, per scelta dei contraenti, di un fondo comune e di un organo comune legittimato ad agire con i terzi, gode della responsabilità limitata, atteso che “in ogni caso, per le obbligazioni contratte dall’organo comune in relazione al contratto di rete, i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo comune”.
Sussiste dunque la responsabilità limitata della rete, anche se solo rete contratto e non rete soggetto.
Sotto il profilo della tenuta della contabilità, abbiamo che:
– la rete contratto senza fondo patrimoniale, non ha alcun obbligo
– la rete contratto con il fondo patrimoniale è tenuta alla redazione di una situazione patrimoniale entro due mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale
– la rete soggetto ha l’obbligo di tenuta di una regolare contabilità, redazione di Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota Integrativa.
Quanto alla fatturazione, si possono avere i seguenti casi:
– Rete contratto – Fatturazione tramite soggetto esecutore: il soggetto esecutore è incaricato di fatturare. Al cliente della Rete arriva la fattura del soggetto esecutore il quale poi richiederà alle imprese della Rete le fatture per il contributo che ciascuna di esse avrà dato al prodotto venduto al cliente.
– Rete contratto – Fatturazione diretta delle imprese: il soggetto esecutore non è incaricato di fatturare, per cui al cliente della Rete arriva un bouquet di fatture emesse dalle imprese della Rete, per i contributi che ciascuna di esse avrà dato al prodotto venduto al cliente.
– Rete soggetto: la rete è dotata di autonoma soggettività giuridica e tributaria, acquisisce una propria P.IVA ed emette regolarmente fatture.
Per la “rete soggetto ” l ’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 20/E del 18 giugno 2013, è intervenuta a precisare la necessità di adempiere ad obblighi contabili e fiscali. Dal punto di vista tributario, la “rete soggetto ” è in tutto e per tutto un soggetto autonomo e distinto dalle imprese che l ’hanno costituta e, in quanto tale, capace di essere titolare di fattispecie impositive proprie. Essa è, quindi, soggetta all ’imposta sul reddito delle società, all ’Irap e all ’IVA, ed è altresì obbligata alla tenuta delle scritture contabili per l ’attività commerciale esercitata.
La “rete contratto ” non potrà, invece, essere titolare di posizioni giuridiche soggettive proprie, né civilistiche né tributarie. Potrà però richiedere un codice fiscale e dotarsi di un proprio conto corrente bancario, necessario in presenza di un fondo patrimoniale, sul quale l ’organo comune agisce quale mandatario.
A corollario dei vantaggi connessi alla costituzione di una rete d’impresa, richiamiamo ulteriori profili di indubbio interesse:
– nei rapporti con le banche, l’appartenenza a una rete può tradursi in un miglioramento del rating e delle condizioni economiche per le imprese aderenti e in alcuni casi la rete è analizzata come singola controparte, con l’attribuzione di un rating di rete o di progetto;
– le aggregazioni tra le imprese aderenti al contratto di rete hanno titolo per partecipare alle procedure di affidamento di contratti pubblici;
– è stato introdotto per le reti il distacco semplificato dei lavoratori;
– è ammessa la co-datorialità dei dipendenti tra le imprese retiste.
Infine, sotto l’aspetto strettamente fiscale, va purtroppo detto che dal legislatore ci si aspettava e ci si aspetta – soprattutto in questo periodo di grave crisi- maggior supporto.
Le reti godevano (fino al 2012) di alcuni vantaggi fiscali riconducibili alla detassazione degli utili apportati al fondo patrimoniale comune ed utilizzati per la realizzazione degli investimenti previsti nel programma di rete (Legge 30 luglio 2010 n. 122, art. 42 comma 2-quater.)
Sempre in tema di incentivi la L. n. 134/2012 di conversione con modifiche del D.L. n. 83/2012, ha attribuito ulteriori benefici agli aderenti ad un contratto di rete prevedendo che i consorzi per l’internazionalizzazione (di cui all ’art. 42 del medesimo D.L. n. 83/2012) possano svolgere la loro attività, beneficiando dei relativi contributi statali anche stipulando contratti di rete con piccole e medie imprese, pur non consorziate.
Un altro aspetto interessante è l’accesso al credito d’imposta del 50 per cento delle spese incrementali in Ricerca e Sviluppo sostenute nel periodo 2017-2020 che è stato riconosciuto anche a favore dei consorzi e delle reti di impresa, fino a un massimo annuale di 20 milioni di €/anno per beneficiario e computato su una base fissa data dalla media delle spese in Ricerca e Sviluppo negli anni 2012-2014.
Da ultimo, è consentita la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per i lavori rientranti nell’ecobonus anche tra società della stessa rete d’imprese.