La formazione è il migliore investimento che le aziende possono fare in questo periodo di crisi per essere pronte alla ripartenza.

Al Governo il compito di finanziare la ricerca, lo sviluppo, la tecnologia e la formazione.

“Formazione” significa competenza ed il Paese per ripartire ha bisogno di competenze anche sulla privacy e sulla cyber security.
Il tema “privacy” è abbastanza trascurato in questo ultimo periodo anche perché da molti imprenditori, erroneamente, viene considerato un “costo” per l’azienda, mentre nella realtà esso rappresenta una nuova risorsa che arricchisce l’imprenditore.

I dati personali dei “clienti” dell’azienda e/o dello studio professionale sono un bene prezioso e se usati con intelligenza costituiscono una miniera d’oro e, come si dice oggi, sono il nuovo petrolio dell’economia.

Da questo valore dei dati personali nasce il GDPR che impartisce indicazioni sugli obblighi del trattamento e garantisce i diritti del proprietario dei dati, ovvero l’”interessato”.

Le competenze di cui parliamo servono per realizzare il duplice obiettivo quello del massimo profitto, dall’utilizzo dei dati personali e quello della garanzia dei diritti del soggetto dei cui dati si tratta.

Il diritto alla protezione dei dati personali è, dunque, anche un diritto collettivo che è alla base della società dell’informazione e della sicurezza nazionale ed è, quindi, un diritto che dobbiamo difendere ogni giorno.

Difendere i diritti alla protezione dei dati personali significa difendere la sovranità dello Stato.

Il mondo digitale tende, per sua natura, alla creazione di un enclave per influenzare i nostri comportamenti anche se questo comportamento non costituisce un fatto nuovo.

Storicamente la sovranità dello Stato veniva attaccata con le armi, successivamente con battaglie economiche o coi dazi ed ora con l’utilizzo dei dati personali.

E’ questa la ragione per la quale il dibattito sul 5G si fa sempre più importante.

Oggi gran parte delle informazioni sono legate all’uso degli smartphone che svelano cosa diciamo, dove siamo e cosa facciamo e nel breve futuro svelerà anche le nostre emozioni.

Di fronte a siffatta tecnologia la domanda che dobbiamo farci è: “è ancora possibile un effettivo controllo delle informazioni che immettiamo più o meno consapevolmente sulla rete?”.

Diciamo subito che il controllo totale non è possibile, ma è certo e doveroso allestire un sistema di misure il più possibile adeguate ad un cyberspazio in continua evoluzione.

Per una maggiore tutela occorrerebbe pensare ad una “piattaforma normativa” di carattere intercontinentale, con tutte le immaginabili difficoltà di un simile accordo “planetario”.

Attualmente non possiamo che rilevare che il problema della sicurezza è primario sia per la sovranità dello Stato che per quella delle aziende.

Ecco allora che diventa essenziale, nelle attività di ciascuno di noi, la sicurezza informatica o cyber security.

Il panorama nazionale sulla cyber security sta cambiando velocemente, ma molte aziende non sentono ancora la necessità di affrontare il tema.

Purtroppo si rendono conto dell’importanza della sicurezza solo quando subiscono l’attacco hacker che le costringe a “bloccare” l’attività aziendale per diverse ore, se va bene, diversamente per intere giornate lavorative.

Altrettanto può dirsi per i cittadini che avvertono il problema solo quando l’attacco informatico paralizza le attività pubbliche della giustizia, delle banche, delle poste o dei trasporti.

Proteggere il proprio sistema informatico non deve essere, dunque, considerato un costo, ma un vantaggio economico che permette di mantenere i livelli di produzione programmati e quindi inalterato il costo della produzione o del servizio.

Bisogna ricordare che i cyber criminali sono così esperti che per ogni attacco adottano tecniche sempre più evolute per cui anche la sicurezza informatica dovrà essere sempre più sofisticata e per fare questo occorre avvalersi di professionisti formati e, quindi, dotati di primarie competenze.

Un dirigente adeguatamente formato salva l’azienda dagli attacchi hacker con fruttuose ricadute economiche.