Nel 2020 ogni 60 secondi sono caricate su Facebook 147mila foto, condivisi su WhatsApp oltre 41 milioni di messaggi, postate quasi 350mila storie su Instagram, caricate 500 ore di video su YouTube.
Sempre ogni minuto l’app Tik Tok viene scaricata 2704 volte, su zoom ci sono oltre 200.000 persone che partecipano alle riunioni a distanza.

Le informazioni che noi mettiamo in rete sono per le aziende un patrimonio inestimabile.

Raccogliere queste informazioni, studiarle e valorizzarle e poi ovviamente proteggerle è oggi un business che solo in Italia l’anno scorso ha cubato 1,7 miliardi di euro.
Tutte le grandi aziende oggi investono sull’analisi dei biga data.

Noi stessi quotidianamente “vendiamo” i nostri dati in cambio di app “gratuite”, ad esempio.

Come si concilia la valorizzazione delle informazioni personali con il diritto alla protezione dei dati, che è un diritto fondamentale di libertà?

Sicuramente occorre che vi sia nel proprietario del dato, ovvero nell’interessato, la consapevolezza di esser titolare di un diritto così importante e delle modalità e condizioni con le quali soltanto può essere legittimamente trattato dai terzi.
La formazione e l’informazione, che il Regolamento europeo 2016/679 impongono ai titolari, responsabili ed incaricati del trattamento, non potrà mai essere esaustivo della tutela delle persone, se non saranno loro stesse per prime a comprendere la valenza dei diritti di libertà che la protezione dei dati sottende.

(Fonte Federprivacy)