E’ lecito intercettare in tempo reale il contenuto della casella mail del coniuge, con un keylogger, se questo sa della installazione dello strumento e se non vi è divulgazione al pubblico, ma solo produzione nel giudizio di separazione/divorzio.

Il keylogger installato sul telefono della moglie ha consentito al marito di intercettare in tempo reale tutto quanto veniva inviato nella casella di posta elettronica della moglie, entrando in funzione appena la donna si connetteva ad internet.

Il sistema filmava tutti i contenuti dei messaggi, che venivano inviati in diretta al device del marito.
Questo signore, “private eye” fai da te, è stato assolto dal reato di violazione della corrispondenza ex art. 616 c.p., in quanto la norma è riferibile solo alla comunicazione “statica” mentre nella fattispecie le comunicazioni venivano apprese nel loro momento “dinamico”.

Il marito è stato assolto anche dai reati di cui agli artt. 617-bis e 617-quater c.p., i quali richiedono entrambi che l’intercettazione sia attuata “fraudolentemente”, ossia con modalità tali da rendere non percettibile o riconoscibili le condotte stesse, che avvengono all’insaputa del soggetto che è parte della comunicazione.

Infatti, alla moglie era ben nota la presenza dello strumento, perché i coniugi ne avevano deciso l’utilizzo al fine di controllare le comunicazioni della figlia minorenne, dunque la stessa ne era pienamente consapevole.

“Nè può ritenersi sussistente il reato di cui all’art. 617-quater c.p., comma 2 che punisce la divulgazione del contenuto della comunicazione intercettata, poiché a tal fine è necessario che la divulgazione del contenuto della comunicazione intercettata avvenga mediante ‘qualsiasi mezzo d’informazione al pubblico’, mentre nel caso di specie la divulgazione è avvenuta mediante la produzione delle e-mail in un giudizio di separazione personale dei coniugi pendente tra l’imputato e la persona offesa, modalità che è inidonea a rivelare il contenuto della comunicazione alla generalità dei terzi” (vedi Sez. 5, n. 11965 del 30/01/2018, C, Rv. 272669, che per lo stesso motivo ha escluso l’applicabilità del comma 2 dell’art. 617 c.p.)” (Cass. Pen. Sent. 30735/20).