Nonostante i richiami contenuti nei protocolli anti-contagio, si stimano in oltre il 50% le imprese non in regola.

Torniamo oggi a parlare di quali sono le implicazioni privacy nel trattamento dati per le aziende, alla luce dei nuovi protocolli anti-contagio e conseguente trattamento di dati sanitari.

Protocollo condiviso: sanzioni su tutto il territorio nazionale

Le verifiche ed i controlli sulla corretta applicazione del protocollo condiviso anti contagio si stanno svolgendo in modo serrato su tutto il territorio nazionale; principalmente riguardano le informazioni da dare ai dipendenti, fornitori, ospiti, visitatori, l’adozione delle misure di contenimento e reazione a situazioni di contagio, i dispositivi di protezione.

Di seguito una breve rassegna stampa degli ultimi provvedimenti e sanzioni.

Borderline24: Bari, scattano i controlli nelle aziende e negozi sul rispetto norme anti contagio

La Stampa: Controlli nelle aziende del Vco per verificare il rispetto delle norme anti-contagio

Puntomagazine: Chiuse 6 aziende per violazione delle norme anti-contagio

SiracusaNews: Siracusa, violazioni alle norme anti Covid in esercizio commerciale: sanzione per 3mila euro

Primasaronno: Militari al lavoro per assicurare il rispetto delle regole a tutela di imprenditori e dipendenti. Tre aziende sanzionate

Corrieredicomo: il 15% delle imprese non è in regola: disposte 8 chiusure

Espansionetv: otto attività chiuse per il mancato rispetto delle regole anti contagio

La Regione: 8 aziende chiuse: non rispettavano le norme anti-Covid

BolognaToday: Coronavirus e controlli alle aziende, chiusa impresa di abbigliamento a Pianoro

Relativamente al trattamento di dati sanitari, cosa dice il regolamento UE n.679/2016 (GDPR)?

dati sanitari fanno parte della categoria dei dati c.d. “particolari”, quelli che abbiamo sempre chiamato sensibili. L’Art. 9 garantisce maggior protezione e tutela a tali dati tra i quali, un posto di rilievo va dato ai dati relativi alla salute delle persone fisiche (si pensi al controllo della temperatura corporea prima dell’accesso all’interno dei luoghi di lavoro).

Il Garante Privacy Italiano, in linea con il Garante Privacy Europeo, ha più volte richiamato aziende, imprese, società, professionisti etc. a non procedere ad una raccolta e ad un trattamento di tali dati in se non in presenza specifiche misure, procedure e misure di sicurezza, idonee a garantire un corretto trattamento del dato sanitario a garanzia di tutti i soggetti interessati.

Cosa comporta per le aziende?

In tale situazione moltissime imprese sono in gravissima difficoltà economica; a questo si va ad aggiungere anche l’onere di rispettare i cd. protocolli anti-contagio finalizzati a evitare un’ulteriore diffusione del Covid-19. In stretto collegamento a questa attività, si colloca il trattamento di alcuni dati che, fino ad ora, non venivano trattati.

Il Coronavirus e i nuovi adempimenti, non hanno messo in quarantena la privacy delle persone fisiche; al contrario hanno rafforzato il diritto alla riservatezza ed alla protezione delle informazioni personali degli individui.

Si stima che oltre il 50% delle imprese non siano correttamente adeguate alle normative privacy; in questo contesto si inseriscono i controlli e le sanzioni, salate, di cui le cronache ci mettono al corrente ogni giorno.

Le aziende, le imprese, le società e i professionisti che, ad oggi, non hanno ancora trattato la questione privacy, dovrebbero adeguandosi velocemente alla normativa, con un adeguato supporto di professionisti qualificati. Il rischio concreto che si corre è che, ai costi già altissimi derivanti dalle conseguenze della pandemia, si sommino quelli derivanti dai mancati adempimenti previsti dai protocolli.

I dati, soprattutto quelli sensibili, sono l’identità delle persone e come tali vanno protetti. La privacy è un diritto fondamentale di ciascuno di noi a garanzia della protezione di tali dati.