Il virus ci impone di cambiare e per questo dobbiamo rimboccarci le maniche e costruire un nuovo modo di vivere e di produrre.

Dobbiamo agire subito senza aspettare la fine della crisi.

La tecnologia ci sarà di aiuto nel cambiamento e dovrà essere impiegata di più nelle aziende.

Perché questo avvenga occorre modificare la cultura organizzativa delle imprese.

Gli istituti di ricerca stimano che l’uso ottimale della tecnologia aumenta la produttività aziendale del 20%.

Mai come ora “l’interazione digitale” e la “formazione” diventano perciò gli strumenti indispensabili per far fronte alla crisi economica ed avviare lo sviluppo del commercio e di tutte le attività imprenditoriali.

Occorre dunque incrementare la “rete tecnologica” ed insegnare a tutti come usarla in previsione dell’arrivo a breve del “5G” che aumenterà la capacità di gestire una maggiore quantità di dispositivi ed una maggiore velocità nella trasmissione dei dati.

Per sfruttare al meglio la tecnologia occorrono però risorse umane specializzate.

Il nostro Paese, purtroppo, difetta di capitale umano se è vero, come è vero, che abbiamo solo il 20% di laureati rispetto al 40% della media UE.

Molte aziende tardano, infatti, ad investire nella digitalizzazione e nell’intelligenza artificiale perché dicono di non avere personale con le competenze per poterle gestire.

E’ dunque indispensabile per cambiare, pensare alla formazione del personale aziendale per creare le nuove figure professionali come il “developer” o altre figure che abbiano competenze per fare “l’upgrandig tecnologico”, o comunque generare risorse che siano in grado di dialogare con chi renda quei servizi dall’esterno.

In questa fase di grande cambiamento è indispensabile che chi guida una azienda abbia una cultura di conoscenza approfondita della digitalizzazione o dell’intelligenza artificiale indispensabile per automatizzare tutti i processi produttivi.

I fondi che saranno messi a disposizione dall’Europa (recovery fund per circa 209 miliardi di euro) serviranno per questo con una parte dovrà essere impiegata per lo sviluppo della cultura perché non ci può essere futuro, innovazione e crescita senza cultura.

Da qui l’importanza degli investimenti su scuola e Università che dovranno formare professionisti dotati di

competenze e abilità tecniche e valorizzare il ruolo dell’istruzione come momento di crescita e maturazione culturale e personale.

Dobbiamo trasmettere ai nostri giovani il valore dello studio perché per dominare e valorizzare le moderne tecnologie è necessario sviluppare e potenziare la cultura generale della persona e le sue capacità logico-cognitive.

La diffusione dell’intellingenza artificiale ci obbliga alla specializzazione e quindi alla formazione.

E’ stato di recente avviato il progetto di abbinare l’intelligenza artificiale alla “piattaforma cloud” in modo che anche una piccola impresa o una “start up”, che sappiano usare l’Intelligenza artificiale, possano avere accesso alla capacità di calcolo e ai sistemi di dati complessi che normalmente sono appannaggio soltanto delle grandi imprese.

Questo progetto non avrà costi elevati e sarà reso accessibile a tutti, perché si pagheranno solo i servizi che si utilizzeranno, ma sarà necessario avere le competenze per utilizzarlo.

In questo quadro di cambiamento del Paese diventa irrinunciabile, per le aziende, investire sulla “formazione” del personale attraverso enti o società di formazione che portano i loro saperi direttamente all’interno.