Accade sempre più spesso, in particolare in situazioni caratterizzate da conflittualità endofamigliare, che si dia la stura ai contenziosi per la pubblicazione di immagini o video sui social, in assenza di consenso dell’interessato, ovvero, per i minori infraquattordicenni, di entrambi i genitori.

E’ recente la pronuncia di un Tribunale olandese che ha condannato una povera nonna a rimuovere dal suo profilo facebook la foto del nipote minorenne, perché pubblicata in assenza del consenso dei genitori.

Così come accade che un genitore chieda ed ottenga la rimozione della foto del figlio pubblicata dall’altro genitore, appunto senza il suo consenso.

E’ anche successo che sia stato lo stesso minore ad agire contro la madre, che “esagerava” nel pubblicare le immagini del figlio.

Ovviamente oltre alla rimozione vi è pure la sanzione, che può essere anche pesante.
Ci si domanda se questo rigore possa esser attenuato da qualche deroga.

Ed effettivamente la deroga c’è ed è costituita dall’uso meramente “domestico” dell’immagine / video in base all’articolo 2, paragrafo 2, lettera c) del GDPR, che appunto esclude dal suo ambito applicativo, e, dunque, dall’obbligo del preventivo consenso quei trattamenti di dati che una persona fisica svolge in attività a carattere esclusivamente personale o domestico.
Sennonchè, si tratta di una esclusione che viene, almeno attualmente, applicata in modo molto restrittivo, per cui l’esimente dell’uso personale o domestico passa attraverso la prova che il profilo social sul quale la foto è pubblicata sia impostato con massima protezione, non accessibile dal pubblico e che sia stata bloccata la possibilità di reperimento delle foto tramite i motori di ricerca generale.

Dunque, solo quando è certo che le foto inserite non possano essere viste da altri o comunque arrivare nelle mani di terzi potrebbe esser applicata la scusante dell’uso esclusivamente domestico.

Il tema, però, non è circoscritto alle regole della “privacy”, perché la tutela dell’immagine è presente anche nel codice civile, all’art. 10, che prevede che “qualora l’immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei detti congiunti, l’autorità giudiziaria, su richiesta dell’interessato, può disporre che cessi l’abuso, salvo il risarcimento dei danni”.

Ancora, per quanto riguarda i minori, si deve far riferimento anche alla Convenzione sui diritti del fanciullo, stipulata a New York il 20-11-1989 e ratificata dall’Italia con legge 27.5.1991 n. 176, la quale, in particolare all’art. 16 stabilisce che: “1. Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione. 2. Il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti”, sottolineando in modo netto come debba essere necessariamente data preminenza agli interessi e alla dignità del minore. Anche l’art. 8 delle Regole di Pechino, intitolato “Tutela della vita privata”, prevede che “il diritto del giovane alla vita privata deve essere rispettato a tutti i livelli, per evitare che inutili danni gli siano causati da una pubblicità inutile e denigratoria”.

Pertanto, gli stessi genitori sono soggetti al rispetto dei limiti prescritti inderogabilmente da dette norme.

Infine, va ricordato l’art. 96 della legge sul diritto d’autore (L. 22 aprile 1941, n. 633), secondo cui “il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell’articolo seguente”.

L’articolo seguente prevede che “non occorre il consenso della persona ritratta quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico”.

Da quanto appena riportato emerge quindi che le previsioni legislative vigenti permettono di pubblicare, tra le altre cose, le immagini afferenti a un’attività che si svolge pubblicamente o che comunque è dotata del carattere di pubblicità, come nel caso di una manifestazione sportiva, una serata in discoteca o un evento di piazza, per fare degli esempi.

Le stesse disposizioni non autorizzano però, di per sé, a pubblicare o a diffondere foto o video aventi ad oggetto immagini di persone in primo piano che risultino avulse dagli scopi indicati, e sarà ovviamente vietato ritrarre gli interessati in atteggiamenti indecorosi o lesivi della loro reputazione.

Le immagini dovranno dunque avere come oggetto l’evento pubblico in sé, mentre il volto dei presenti dovrà apparire solamente come immagine di sfondo o di contesto.

In caso di eventi pubblici, dunque, la pubblicazione dell’immagine troverà fondamento nel legittimo interesse dell’operatore – titolare del trattamento e non sarà necessario alcun consenso.

Certo, sarà comunque necessario garantire agli interessati un’adeguata informazione, che comprenda le modalità di esercizio dei diritti che li riguardano.